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Cosa sono le tariffe d'estimo? Definizione, tabelle e calcolo

Le tariffe d'estimo sono la rendita catastale per unità di consistenza, fissata per zona censuaria, categoria e classe: cosa sono e dove trovarle.

Christian EckmairAggiornato: 11 min di lettura9 fontiRivisto da Josef Eckmair MBA
Visura catastale su una scrivania accanto a una pianta quotata e a una calcolatrice, i dati da cui nasce la rendita
La tariffa d'estimo è un importo per vano o per metro quadrato: moltiplicato per la consistenza dà la rendita catastale. Immagine: Davide Mauro, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Chi cerca «tariffe d'estimo» ha quasi sempre una visura davanti e una domanda sola: da dove esce il numero chiamato rendita catastale. Esce da una tabella che non compare nella visura, il quadro tariffario del Comune, dove a ogni combinazione di zona censuaria, categoria e classe corrisponde un importo in euro. Questa pagina spiega che cos'è quell'importo, come si usa, dove si trova e perché non racconta nulla sul prezzo di vendita della casa.

La definizione sta nel regolamento del catasto urbano del 1949

Il testo è secco: la tariffa esprime la rendita catastale per unità di consistenza, calcolata secondo le regole dello stesso regolamento1. Due conseguenze importanti si leggono nella riga successiva. La prima: le tariffe nascono dai prezzi medi correnti nel periodo censuario fissato per legge, quindi fotografano un'epoca precisa e non si muovono con il mercato1. La seconda: si ricavano da unità immobiliari ordinarie, senza caratteristiche che alzino o abbassino il reddito rispetto alla media della classe, e i redditi occasionali legati alla situazione del proprietario o dell'inquilino non contano1.

Il risultato è un reddito annuo convenzionale, non un prezzo. Per ciascuna zona censuaria viene compilato un prospetto che elenca le categorie e le classi presenti e, accanto a ogni classe, la tariffa e la quota di reddito lordo corrispondente a spese e perdite1. Per gli immobili a destinazione speciale e particolare, i gruppi D ed E, le tariffe non si determinano affatto: lì la rendita si accerta con una stima diretta, unità per unità12. Come si leggono queste righe sul documento che arriva allo sportello lo spiega la guida sulla lettura della visura catastale.

Vano, metro quadrato, metro cubo: l'unità di consistenza cambia con la destinazione

La tariffa da sola non dice niente: va moltiplicata per una quantità, e quella quantità si misura in modo diverso secondo l'uso dell'immobile. Per le abitazioni l'elemento unitario è il vano utile, cioè il locale con destinazione principale come camera, stanza o salone1. I vani accessori, dai bagni ai corridoi alle cantine, valgono una frazione secondo gli usi locali, e in mancanza di usi si contano un terzo di vano se servono al disimpegno dei vani principali e un quarto negli altri casi; la cucina conta come vano utile qualunque sia la sua superficie, se ha gli impianti relativi1. I locali più grandi della superficie massima stabilita per quella zona, categoria e classe si ragguagliano a più di un vano1. Ecco perché la visura di un trilocale può indicare 4,5 o 5,5 vani: la consistenza si arrotonda al mezzo vano1.

Destinazione ordinaria dell'unità Unità di consistenza1 Come nasce la rendita
Abitazioni e uffici privati (gruppo A) vano utile, arrotondato al mezzo vano consistenza × tariffa di categoria e classe2
Collegi, caserme, ospedali, scuole, uffici pubblici (gruppo B) metro cubo, volume vuoto per pieno consistenza × tariffa di categoria e classe2
Negozi, magazzini, laboratori, autorimesse, tettoie (gruppo C) metro quadrato di superficie libera consistenza × tariffa di categoria e classe2
Immobili a destinazione speciale e particolare (gruppi D ed E) nessuna, non si determinano tariffe stima diretta della singola unità12

Categoria, classe e zona censuaria: le tre coordinate che scelgono la tariffa

La categoria distingue le specie di unità per le caratteristiche intrinseche che ne determinano la destinazione ordinaria e permanente, e la sua denominazione è uniforme in tutte le zone1. La classe divide ogni categoria in tanti gradi quanti sono i livelli notevolmente diversi di capacità di reddito, e per ciascun grado si individuano unità tipo che rappresentano il merito medio del gruppo1. Il classamento, infine, è l'operazione con cui il tecnico, dopo il sopralluogo, colloca la singola unità in una di quelle caselle confrontandola con le unità tipo1. La classe, quindi, ordina per capacità di reddito gli immobili che condividono la categoria e non descrive la qualità che percepisce un acquirente2.

La terza coordinata è territoriale. La zona censuaria è una porzione omogenea di territorio comunale, nella quale la redditività dei fabbricati si considera uniforme: ordinariamente una sola nei Comuni medio piccoli, più di una nelle città maggiori2. Due appartamenti identici, stessa categoria e stessa classe, prendono tariffe diverse se stanno in due zone censuarie diverse dello stesso Comune. Dal 1990 non sono cambiati né il numero delle classi per categoria né, in pratica, i rapporti fra le tariffe delle classi7: la griglia che il tecnico usa oggi è quella di allora.

Dove trovo le tabelle delle tariffe d'estimo dell'Agenzia delle Entrate

Quattro strade portano al numero, in ordine di comodità decrescente.

La prima è la via legale e la più scomoda: le tariffe rese definitive con la procedura delle commissioni censuarie vengono pubblicate in un apposito supplemento della Gazzetta Ufficiale1. La seconda sono i provvedimenti dell'Agenzia: quando un quadro tariffario comunale va integrato con categorie o classi che mancavano, l'integrazione esce in allegato, con le tabelle Comune per Comune e zona per zona, la tariffa in euro accanto all'importo originario in lire3. La terza è la più usata dai professionisti: dalla pagina del software Docfa si scarica, per ogni provincia, un archivio che contiene le tariffe di estimo catastale, i prospetti per il classamento automatico, le sezioni dei comuni catastali e l'associazione fra fogli di mappa e zone censuarie4. La quarta è l'Ufficio provinciale Territorio dell'Agenzia, che conserva gli atti di formazione del catasto urbano del suo territorio.

C'è poi una scorciatoia aritmetica per il caso più frequente, cioè quando Le interessa una sola unità. La visura non stampa la tariffa, ma stampa consistenza e rendita: dividendo la seconda per la prima ottiene la tariffa applicata. Una rendita di 920 € su 5,5 vani significa 167,27 € per vano.

Comune e zona censuaria Categoria e classe Tariffa per vano3
Pont Saint Martin (Aosta), zona unica A/2 classe 1 136,86 €
Pont Saint Martin (Aosta), zona unica A/2 classe 2 162,68 €
Prè Saint Didier (Aosta), zona prima A/2 classe 1 232,41 €
Prè Saint Didier (Aosta), zona seconda A/2 classe 1 185,92 €
Vado Ligure (Savona), zona unica A/3 classe 1 95,54 €
Vado Ligure (Savona), zona unica A/2 classe 2 145,51 €

Le righe centrali mostrano l'effetto della zona: stesso Comune, stessa categoria, stessa classe, 46,49 € di tariffa in più per vano nella zona prima3. E la colonna in lire delle tabelle ufficiali, 450.009 lire per quella stessa casella, dice da sola quanto sono vecchi questi numeri3.

Come si calcola la rendita catastale partendo dalla tariffa

Esempio costruito con tariffe reali di un Comune e una consistenza ipotetica. A Vado Ligure, in provincia di Savona, un'abitazione censita A/2 classe 2 ha una tariffa di 145,51 € per vano, e un box in C/6 classe 4 una tariffa di 7,38 € per metro quadrato3. Se l'appartamento misura 5,5 vani e il box 15 m², i conti sono questi.

Passaggio Calcolo Risultato
Tariffa dell'abitazione quadro tariffario del Comune, A/2 classe 23 145,51 € per vano
Rendita dell'abitazione 5,5 vani × 145,51 € 800,31 €
Tariffa del box quadro tariffario del Comune, C/6 classe 43 7,38 € per m²
Rendita del box 15 m² × 7,38 € 110,70 €
Base imponibile IMU delle due unità (800,31 € + 110,70 €) × 1,05 × 1608 circa 153.050 €
Valore medio di scambio nei comuni non capoluogo del Nord Ovest, 2025 stima dell'Osservatorio del Mercato Immobiliare9 150.200 €

Le ultime due righe meritano attenzione, perché smontano un'idea diffusa. In questo esempio la base imponibile IMU delle due unità supera di poco il valore medio di un'abitazione compravenduta nei comuni non capoluogo del Nord Ovest, che è la media di un'intera fascia di territorio e non di questo Comune e conta la sola abitazione89; basta un vano in meno o un box in più perché il confronto cambi segno. Nelle grandi città il rapporto si rovescia: per i proprietari di circa un quarto delle case italiane si stima una base imponibile pari al 26 % del valore di mercato7. Nessuna percentuale di comodo, quindi, e nessuna conversione automatica tra la tariffa e il prezzo. I moltiplicatori che portano dalla rendita al valore catastale per imposta di registro e successione sono un capitolo a parte, trattato nella guida su valore catastale e valore di mercato.

Per il Fisco vale la rendita iscritta in catasto, non il ricalcolo fatto a casa. Se il conto non torna, la differenza sta quasi sempre nei vani accessori, nei vani ragguagliati o in una variazione mai denunciata. E se riceve un atto che attribuisce o rettifica la rendita, il termine per impugnarlo decorre dalla notifica ed è indicato sull'atto stesso: lo legga lì e lo porti subito a un tecnico o a un commercialista.

Che cosa si intende per estimo e cosa vuol dire calcolare l'estimo

Il termine vive due vite. L'estimo, in generale, è la disciplina che studia i criteri con cui si attribuisce un valore ai beni, con le sue regole su scopo della stima, dati di confronto e capitalizzazione dei redditi. L'estimo catastale è una sua applicazione molto più ristretta: l'insieme di tariffe, categorie e classi con cui il catasto urbano assegna a ciascuna unità una rendita convenzionale, costruita per essere stabile e comparabile, non per seguire i prezzi.

Chi digita «come si calcola l'estimo» cerca quindi una di due cose diverse. Se cerca la rendita catastale, la risposta è la moltiplicazione vista sopra, con i dati della visura2. Se cerca il valore della casa, il percorso è un altro: compravendite comparabili nella stessa zona, correzioni per piano, stato, epoca di costruzione e dotazioni, confronto con gli indici dei prezzi. Metodi, dati e limiti di questo secondo lavoro sono raccolti nella guida su quanto vale la mia casa.

Perché le tariffe sono ferme ai prezzi del biennio 1988-89

L'ultima revisione andata in porto è quella del decreto ministeriale del 20 gennaio 1990: le tariffe delle unità a destinazione ordinaria andavano stabilite sul valore unitario di mercato, calcolato come media dei valori rilevati nel biennio 1988-19897. Con l'articolo 3, comma 48, della legge 662 del dicembre 1996 le rendite sono state rivalutate del 5 %, a decorrere dal 1997, in modo uniforme e senza cambiare la posizione di ciascuna rispetto alle altre78. Uno studio pubblicato dall'Agenzia delle Entrate attribuisce proprio a questa combinazione, tariffe non riviste da allora più un classamento in parte fermo all'impianto originario del catasto urbano più i moltiplicatori di legge, l'iniquità delle attuali basi imponibili6.

Il tentativo più ambizioso è il regolamento del 1998. Prevedeva il metro quadrato di superficie catastale come unità di consistenza per tutte le unità a destinazione ordinaria, tariffe riferite all'epoca censuaria 1996-1997 e l'entrata in vigore dei nuovi estimi al 1° gennaio 20005. Quella data è passata senza nuovi estimi, e con essa i tentativi del 1998, 2005, 2011, 2013 e 20147. L'unico strumento davvero usato è stata la revisione del classamento per microzone su richiesta comunale: 17 Comuni su circa ottomila, 327.649 unità immobiliari su quasi 66 milioni censite con rendita7, misure che lo studio dell'Agenzia colloca fra gli interventi fatti per arginare le iniquità più evidenti6.

Tariffa, rendita e prezzo: tre numeri che non si convertono fra loro

Non esiste un coefficiente che porti dalla tariffa al prezzo, e non è un dettaglio tecnico: è la ragione per cui una trattativa impostata sui dati catastali parte storta. Il mercato si misura con le compravendite, e quelle si contano. Nel 2025 in Italia sono passate di mano quasi 767 mila abitazioni: 107 m² di superficie media e 162.100 € di valore medio per unità venduta9, numeri che cambiano ogni anno, mentre la tariffa della Sua classe è la stessa dal 19907. Chi deve liquidare una quota dopo una separazione lo scopre al primo confronto, come racconta la guida su casa coniugale e separazione.

Il report CheckValue sta su questo secondo lato. Per l'indirizzo inserito restituisce un intervallo di prezzo, il valore al metro quadro messo a confronto con quello del quartiere, l'elenco delle vendite vicine usate come riferimento e l'andamento dell'indice ufficiale di quel territorio; l'anteprima gratuita del Suo report lo mostra sullo schermo prima di qualsiasi acquisto. Quello che non fa, detto con chiarezza: non legge la visura, non ricostruisce la tariffa d'estimo e non calcola la rendita, che resta un conto da fare con il quadro tariffario e la consistenza in mano; e non è una perizia, perché nessun tecnico entra in casa. Ai geometri e agli studi che lavorano ogni giorno su visure e pratiche Docfa, e che accanto al dato catastale devono mettere quello di mercato, serve piuttosto il piano Pro con il report su carta intestata.

La domanda sulla tariffa d'estimo arrivava sempre dopo la visura, e quasi sempre con la speranza sbagliata: che quel numero dicesse quanto vale la casa. Ho imparato a rispondere così, sia a Tenerife sia in Austria: la tariffa misura un reddito di allora, il prezzo lo fanno le trattative di adesso.
Christian Eckmair, cofondatore di CheckValue

Questa è un'informazione generale, non una consulenza legale o fiscale. Tariffa, categoria, classe e consistenza vanno verificate sulla visura e sul quadro tariffario del Comune con un tecnico abilitato o un commercialista. Le norme richiamate portano la loro data e il testo in vigore si consulta su Normattiva.

Domande frequenti

Dove trovo le tabelle delle tariffe d'estimo?

Le tariffe rese definitive dalle commissioni censuarie sono pubblicate in un apposito supplemento della Gazzetta Ufficiale. Oggi i quadri tariffari comunali circolano in due forme pratiche: gli allegati ai provvedimenti con cui l'Agenzia integra categorie e classi mancanti, Comune per Comune, e gli archivi provinciali scaricabili per il software Docfa, che contengono le tariffe di estimo catastale insieme ai prospetti per il classamento automatico.

Dove posso trovare le tabelle tariffe di estimo dell'Agenzia delle Entrate?

Sul sito dell'Agenzia la via più diretta è la pagina del software Docfa: per ogni provincia si scarica un archivio che include le tariffe di estimo catastale, le sezioni dei comuni catastali e l'associazione fra fogli di mappa e zone censuarie. Per il quadro completo del singolo Comune si chiede all'Ufficio provinciale Territorio, che conserva gli atti di formazione del catasto urbano.

Come si calcola la rendita catastale partendo dalla tariffa?

Si moltiplica la consistenza dell'unità per la tariffa che corrisponde alla categoria e alla classe attribuite in quella zona censuaria. Le abitazioni hanno la consistenza in vani, i negozi e le autorimesse in metri quadrati, gli alloggi collettivi in metri cubi. Un appartamento di 5,5 vani con una tariffa di 145,51 € per vano ha quindi una rendita di 800,31 €.

Cosa significano categoria e classe catastale?

La categoria indica la specie dell'unità, cioè la destinazione ordinaria e permanente che le caratteristiche costruttive le danno (A/2 abitazione civile, A/3 economica, C/6 box). La classe ordina gli immobili della stessa categoria per capacità di reddito e si assegna confrontandoli con le unità tipo scelte per quella zona. Insieme alla zona, le due coordinate individuano la tariffa da applicare.

Che cosa si intende per estimo?

L'estimo è la disciplina che studia i criteri con cui si attribuisce un valore ai beni, immobili compresi. Nel linguaggio catastale l'espressione si restringe: l'estimo catastale è l'insieme di tariffe, categorie e classi con cui il catasto urbano assegna a ogni unità una rendita convenzionale. Le due cose condividono il nome, non il risultato: una stima di mercato non è una rendita.

Come si calcola l'estimo?

Dipende da quale dei due significati serve. Se cerca la rendita catastale, il conto è una moltiplicazione fra consistenza e tariffa della categoria e classe assegnate. Se cerca quanto vale la casa, il percorso è una stima di mercato: compravendite comparabili della zona, correzioni per piano, stato ed epoca, indici dei prezzi. Il primo si chiude in una riga, il secondo richiede dati.

A quale anno si riferiscono le tariffe d'estimo in vigore?

L'ultima revisione portata a termine è quella disposta dal decreto ministeriale del 20 gennaio 1990, che prescriveva tariffe basate sulla media dei valori di mercato rilevati nel biennio 1988-1989. Nel 1997 le rendite sono state rivalutate del 5 % (legge 662/1996) senza modificare i rapporti fra loro. I tentativi successivi, dal regolamento del 1998 in avanti, non hanno prodotto nuovi estimi.

La tariffa d'estimo indica il valore di mercato al metro quadro?

No. La tariffa esprime un reddito annuo convenzionale per vano o per metro quadrato, calcolato sui prezzi di quasi quarant'anni fa, non un prezzo di vendita. Non esiste un coefficiente stabile che porti dalla tariffa al prezzo: due unità con la stessa tariffa, in quartieri che da allora hanno preso strade opposte, oggi si vendono a cifre lontanissime.

Questo articolo è un’informazione generale e non costituisce consulenza legale, fiscale o di investimento. Cifre e regole riportano l’anno di pubblicazione; per la versione vigente consulti la fonte citata.

Christian Eckmair
Christian Eckmair
Cofondatore di CheckValue · amministratore di CBDNOL GmbH · Oltre 20 anni di esperienza immobiliare a Tenerife e in Austria · Rivisto da Josef Eckmair MBA

Christian Eckmair è cofondatore di CheckValue e amministratore di CBDNOL GmbH (Ansfelden, Austria). Lavora nel settore immobiliare da oltre 20 anni a Tenerife e in Austria – acquisto, ristrutturazione, locazione e vendita di immobili residenziali – e scrive di valore degli immobili, verifiche prima dell’acquisto e registri di proprietà.

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Fonti

  1. 1
    lawD.P.R. 1 dicembre 1949, n. 1142, Regolamento per la formazione del nuovo catasto edilizio urbano, artt. 6, 7, 14, 30, 31, 36, 45, 46, 47, 48, 49, 52 e 61
    Normattiva · 1949
    Art. 14: la tariffa esprime la rendita catastale per unità di consistenza e si determina con riferimento ai prezzi medi correnti nel periodo censuario fissato per legge, escludendo i redditi occasionali; art. 31: per ciascuna zona censuaria è compilato un prospetto delle tariffe con le categorie e le classi riscontrate e la tariffa di ogni classe; art. 36: le tariffe definitive sono pubblicate in un apposito supplemento della Gazzetta Ufficiale; art. 6 qualificazione in categorie, art. 7 classificazione in classi con le unità tipo, art. 61 classamento per sopralluogo; artt. 45, 46 e 47 vano utile, vani accessori e vani ragguagliati, art. 48 metro cubo per gli alloggi collettivi, art. 49 metro quadrato per negozi e autorimesse, art. 52 arrotondamento al mezzo vano; art. 30: per gli immobili a destinazione speciale o particolare le tariffe non si determinano e la rendita si accerta con stima diretta.
    normattiva.it ↗
  2. 2
    officialVisura catastale: come leggere la visura
    Agenzia delle Entrate · 2026
    Definizioni di categoria, classe, zona censuaria e consistenza; la zona censuaria è una porzione omogenea di territorio comunale, ordinariamente una sola nei Comuni medio piccoli e più di una nelle città maggiori; per i gruppi A, B e C la rendita si ottiene moltiplicando la consistenza per la tariffa unitaria corrispondente alla categoria e alla classe; per i gruppi D ed E la rendita deriva da stima diretta.
    agenziaentrate.gov.it ↗
  3. 3
    officialNuovo catasto edilizio urbano: integrazione dei quadri tariffari, allegato B al provvedimento del 23 aprile 2008, Volume I
    Agenzia del Territorio (oggi Agenzia delle Entrate) · 2008
    Quadri tariffari per Comune e zona censuaria con la tariffa in euro e l'importo originario in lire: Pont Saint Martin (Aosta), zona unica, A/2 classe 1 136,86 € e classe 2 162,68 €; Prè Saint Didier, A/2 classe 1 232,41 € nella zona prima (450.009 lire) e 185,92 € nella zona seconda; Vado Ligure (Savona), zona unica, A/2 classe 2 145,51 € (281.747 lire), A/3 classe 1 95,54 €, C/6 classe 4 7,38 € per metro quadrato.
    agenziaentrate.gov.it ↗
  4. 4
    officialSoftware Docfa 4.00.5: archivi provinciali
    Agenzia delle Entrate · 2026
    Gli archivi provinciali scaricabili contengono le tariffe di estimo catastale, i prospetti per il classamento automatico, le sezioni relative ai comuni catastali, l'associazione per ogni comune fra fogli di mappa e zone censuarie e gli elenchi dei nomi delle strade.
    agenziaentrate.gov.it ↗
  5. 5
    lawD.P.R. 23 marzo 1998, n. 138, revisione generale delle zone censuarie e delle tariffe d'estimo, artt. 3, 5, 13 e 14
    Agenzia delle Entrate (testo del decreto) · 1998
    Art. 3: l'unità di consistenza delle unità urbane a destinazione ordinaria è il metro quadrato di superficie catastale e le tariffe si determinano su quella superficie; art. 5, comma 3: tariffe riferite all'epoca censuaria 1996-1997, calcolate su canoni e valori di mercato; art. 13: decorrenza dei nuovi estimi fissata al 1° gennaio 2000; art. 14: abrogazione dell'art. 5 del D.P.R. 1142/1949 sulle zone censuarie.
    agenziaentrate.gov.it ↗
  6. 6
    studyEquità degli estimi catastali e metodi semplificati (Guerrieri, Festa, Gaudiello)
    Agenzia delle Entrate · 2015
    Studio pubblicato dall'Agenzia: l'iniquità delle basi imponibili dipende dalla mancata revisione delle tariffe d'estimo, relative al biennio 1988-89, dal classamento in alcuni casi fermo all'impianto del catasto urbano e dalle modalità di calcolo con i moltiplicatori; i commi 335 e 336 della legge 311/2004 sono descritti come interventi introdotti per arginare le iniquità più evidenti, con il comma 335 richiesto e applicato in 17 Comuni.
    agenziaentrate.gov.it ↗
  7. 7
    studyI passati tentativi di riforma del catasto italiano e la situazione attuale
    Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, Università Cattolica del Sacro Cuore · 2022
    Il decreto del Ministero delle Finanze del 20 gennaio 1990 prescriveva tariffe stabilite sul valore unitario di mercato, determinato come media dei valori riscontrati nel biennio 1988-1989; da allora sono rimasti fissi il numero delle classi per categoria e i differenziali fra le tariffe; nel 1997 le rendite sono state rivalutate del 5 % senza cambiarne la posizione relativa (nota: articolo 3, comma 48, della legge 23 dicembre 1996, n. 662); i tentativi di revisione del 1998, 2005, 2011, 2013 e 2014 non hanno avuto esito; la revisione del classamento per microzone è stata chiesta da 17 Comuni su circa ottomila e ha coinvolto 327.649 unità immobiliari su quasi 66 milioni censite con rendita; per i proprietari di circa un quarto delle case italiane si stima una base imponibile pari al 26 % del valore di mercato.
    osservatoriocpi.unicatt.it ↗
  8. 8
    lawLegge 27 dicembre 2019, n. 160, art. 1, comma 745 (base imponibile IMU)
    Normattiva · 2019
    La base imponibile dei fabbricati iscritti in catasto è la rendita vigente rivalutata del 5 % ai sensi dell'articolo 3, comma 48, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e moltiplicata per 160 per le categorie del gruppo A, escluso A/10, e per C/2, C/6 e C/7.
    normattiva.it ↗
  9. 9
    statisticsRapporto Immobiliare 2026, il settore residenziale
    Agenzia delle Entrate, Osservatorio del Mercato Immobiliare · 2026
    Nel 2025 sono state compravendute quasi 767 mila abitazioni (NTN, +6,4 % sul 2024), con una superficie media per unità di 107 m² e un fatturato stimato di 124,3 miliardi di euro; il valore medio di un'abitazione compravenduta è stimato in 162.100 € in Italia e in 150.200 € nei comuni non capoluogo del Nord Ovest.
    agenziaentrate.gov.it ↗

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