Quando qualcuno mi mostra un annuncio con «rendimento 6 %» faccio sempre la stessa domanda: lordo o netto, e sul prezzo o sul costo totale? Il numero cambia ogni volta che si risponde. Questa guida mette in fila i tre rapporti che servono davvero a un piccolo investitore o a un proprietario, con le aliquote italiane in vigore e un esempio completo su un bilocale romano, dal canone al mutuo. Il canone da cui partire non si inventa: come stimarlo con OMI e comparabili è spiegato nella guida su a quanto affittare casa.
Tre rapporti, uno scopo: confrontare reddito e prezzo
| Indicatore | Formula | Che cosa include | A che cosa serve |
|---|---|---|---|
| Rendimento lordo | canone annuo / prezzo | Solo canone e prezzo | Scremare annunci, confrontare due immobili nella stessa città |
| Rendimento netto | (canone − imposte − spese − vuoti) / (prezzo + imposte d'acquisto + notaio + agenzia) | Tutto ciò che sta tra il canone e il denaro che resta | Decidere se comprare, tenere o vendere |
| Tasso di capitalizzazione | reddito netto / valore, oppure valore = reddito netto / tasso | Reddito netto prima delle imposte personali | Ricavare il valore dal reddito, il metodo dei tecnici |
| Rendimento sul capitale proprio | (reddito netto − interessi) / capitale investito | L'effetto del mutuo | Capire se il debito aiuta o distrugge |
I quattro numeri rispondono a domande diverse e nessuno sostituisce gli altri. Il lordo è veloce e bugiardo; il netto è lento e onesto; il tasso di capitalizzazione serve a chi deve stimare un valore da un canone; il rendimento sul capitale proprio è l'unico che dice se il mutuo conviene. L'errore più comune è confrontare il lordo di un immobile con il netto di un altro investimento.
Rendimento lordo: formula, quando basta, i valori che escono dai dati OMI
Rendimento lordo = canone annuo pattuito ÷ prezzo × 100. Il Rapporto Immobiliare 2026 dà i riferimenti nazionali: nel 2025 le nuove locazioni hanno avuto un canone annuo medio di 79 €/m² su una superficie media di 84 m²; nei contratti ordinari di lungo periodo, quelli a canone libero, il canone medio è stato di 162,2 €/m² a Roma e di 206 €/m² a Milano1. Sul lato dei prezzi lo stesso rapporto stima il fatturato medio per abitazione compravenduta: 270.200 € a Roma su 93,6 m² di superficie media, 439.700 € a Milano su 80,5 m²1. Dividendo si ottiene un prezzo medio di circa 2.890 €/m² a Roma e 5.460 €/m² a Milano.
| Città (medie 2025)1 | Canone annuo medio, contratti ordinari di lungo periodo | Prezzo medio al m² (fatturato medio / superficie media) | Rapporto canone / prezzo |
|---|---|---|---|
| Roma | 162,2 €/m² | circa 2.890 €/m² | 5,6 % |
| Milano | 206,0 €/m² | circa 5.460 €/m² | 3,8 % |
Il rapporto va letto per quello che è: il confronto tra due medie cittadine, canoni dei nuovi contratti da un lato e prezzi delle case vendute dall'altro, non il rendimento di un appartamento reale. Dice però una cosa vera in ogni mercato: dove i prezzi corrono più dei canoni il lordo scende, ed è la ragione per cui Milano rende meno di Roma. Il lordo basta per due usi: scartare gli annunci fuori scala e confrontare due immobili nella stessa zona con le stesse spese. Per tutto il resto serve il netto.
Calcolo del rendimento netto da affitto: cedolare secca, IMU, condominio, manutenzione, vuoti
Tra il canone e il denaro che resta al proprietario stanno sei voci, e in Italia le prime due sono fisse.
- Imposta sul canone. Con la cedolare secca si paga il 21 % del canone annuo pattuito, 10 % per i contratti a canone concordato; l'imposta sostituisce IRPEF, addizionali e le imposte di registro e di bollo sul contratto, e chi la sceglie rinuncia ad aggiornare il canone, compresa la variazione ISTAT2. Poiché si applica al canone lordo, nessuna spesa e nessun interesse la riduce.
- IMU. L'abitazione data in affitto non è abitazione principale e paga l'imposta: la base è la rendita catastale rivalutata del 5 % moltiplicata per 1604, l'aliquota di base è dello 0,86 % e il Comune può portarla fino all'1,06 %35. Su una rendita di 600 € la base è 100.800 € e l'imposta va da 867 a 1.068 € l'anno.
- Spese che restano al proprietario. Compenso dell'amministratore, manutenzione straordinaria delle parti comuni, assicurazione del fabbricato: le voci che il contratto non addebita al conduttore.
- Manutenzione dell'unità. Caldaia, infissi, tinteggiatura tra un inquilino e l'altro: chi non accantona nulla scopre il netto vero al primo guasto.
- Vuoti e morosità. I contratti abitativi durano quattro anni più quattro o tre più due7, il reddito è rigido e il rilascio di un immobile occupato richiede tempo: una quota del canone va messa da parte per i mesi senza incasso.
- Imposte d'acquisto nel denominatore. Comprando da un privato senza i benefici prima casa l'imposta di registro è del 9 % (non meno di 1.000 €) e vi si aggiungono le imposte ipotecaria e catastale, 50 € ciascuna; la base, se l'acquirente è una persona fisica e lo chiede nell'atto, è il valore catastale, cioè la rendita rivalutata del 5 % per 1206. A questi si aggiungono notaio e agenzia. Il rendimento si calcola sul totale sborsato, non sul prezzo scritto nel rogito.
La formula completa: rendimento netto = (canone − cedolare − IMU − spese del proprietario − manutenzione − vuoti) ÷ (prezzo + imposte d'acquisto + notaio + agenzia). Tutte le voci ricorrenti, con gli ordini di grandezza, sono nella guida su quanto costa mantenere una casa.
Tasso di capitalizzazione e valore da reddito: dal canone al prezzo
I tecnici usano il rapporto al contrario. Nel metodo del reddito il valore di un immobile è il reddito netto annuo che produce diviso per il tasso di capitalizzazione che gli investitori della zona accettano: valore = reddito netto ÷ tasso. Il reddito netto, in questa formula, è di norma il canone meno le spese di gestione e l'IMU, prima delle imposte personali sul reddito, perché il tasso deve descrivere l'immobile e non la posizione fiscale di chi lo possiede.
La sensibilità è enorme. Con 6.500 € di reddito netto, un tasso del 3 % dà un valore di circa 217.000 €; un tasso del 2,5 % dà circa 260.000 €; uno del 3,5 % circa 186.000 €. Mezzo punto di tasso vale più di qualunque correzione per il piano o l'ascensore. Per questo il tasso va giustificato: con i rendimenti che le compravendite di immobili locati mostrano davvero nella zona, e con il costo del denaro, che nel 2025 per i mutui casa è stato in media del 3,35 %1. Un tasso di capitalizzazione più basso del tasso del mutuo significa che il mercato sta comprando rivalutazione futura, non reddito.
Leva e rendimento sul capitale proprio: aggiungere il mutuo
Nelle compravendite intermediate dalle agenzie quasi due acquisti su tre passano da un mutuo, e la banca copre in media il 78,2 % del valore dell'immobile8. Nel 2025 il tasso medio iniziale è stato del 3,35 %, la durata media 25,6 anni, il capitale medio circa 141.000 € e la rata media circa 650 € al mese1. Il mutuo cambia il rendimento in due modi: riduce il capitale proprio investito, che sta al denominatore, e aggiunge gli interessi ai costi, che stanno al numeratore. Il rendimento sul capitale proprio è quindi (reddito netto − interessi) ÷ capitale proprio.
La regola è semplice e senza eccezioni: se il rendimento netto dell'immobile supera il tasso del mutuo, il debito amplifica il guadagno; se è inferiore, il debito amplifica la perdita, e la quota capitale della rata la nasconde perché sembra un risparmio. Con un netto intorno al 2 % e un mutuo al 3,35 % la leva lavora contro, come mostra l'esempio più sotto.
Trappole: canone lordo e netto, spese «incluse», morosità, sfratti lunghi
- Il canone dell'annuncio non è il canone del contratto. Gli annunci riportano canoni richiesti, spesso «spese incluse»: per il calcolo serve il canone pattuito al netto degli oneri accessori, che sono un rimborso e non un reddito.
- Dodici mesi su dodici. Ogni calcolo che ipotizza incassi pieni per tutta la durata del contratto è ottimista per costruzione; una quota per vuoti e morosità va sempre inserita, e sugli immobili occupati va aggiunto il tempo del rilascio7.
- L'IMU dimenticata. È la voce fissa più pesante dopo la cedolare e cresce con la rendita, non con il canone: su un immobile con rendita alta e canone basso può da sola dimezzare il netto34.
- Il prezzo giusto. Il rendimento migliora più facilmente pagando meno che affittando di più: lo sconto medio del 7,1 % che la Banca d'Italia rileva tra prezzo richiesto e prezzo concluso vale, su 220.000 €, più di un anno di canone8.
- La rivalutazione contata come reddito. L'ISTAT misura prezzi in aumento del 4,0 % rispetto a un anno prima (secondo trimestre 2026)9: è una componente del rendimento totale, ma non paga la rata e non si incassa finché non si vende.
Un bilocale romano da 220.000 €: lordo 4,4 %, netto 1,9 %
Cifre ipotetiche, costruite sui dati citati. Bilocale di 60 m² in una zona semicentrale di Roma, comprato da un privato a 220.000 € (3.667 €/m², sopra la media cittadina di circa 2.890 €/m²1), rendita catastale 600 €, affittato con contratto libero a 800 € al mese, in linea con il canone medio romano dei contratti ordinari di lungo periodo, 162,2 €/m² l'anno1, arrotondato per difetto. Aliquota IMU ipotizzata al massimo, 1,06 %3.
| Voce | Calcolo | Importo |
|---|---|---|
| Canone annuo | 800 € × 12 | 9.600 € |
| Rendimento lordo sul prezzo | 9.600 / 220.000 | 4,36 % |
| Imposta di registro | 600 × 1,05 × 120 = 75.600 € × 9 %6 | 6.804 € |
| Ipotecaria e catastale6 | 50 € + 50 € | 100 € |
| Notaio e agenzia (ipotesi) | 2.500 € + 3 % del prezzo con IVA al 22 % | 10.552 € |
| Costo totale dell'acquisto | 220.000 + 6.804 + 100 + 10.552 | 237.456 € |
| Rendimento lordo sul costo totale | 9.600 / 237.456 | 4,04 % |
| Cedolare secca 21 %2 | 9.600 × 21 % | 2.016 € |
| IMU | 600 × 1,05 × 160 = 100.800 € × 1,06 %34 | 1.068 € |
| Spese del proprietario, manutenzione, assicurazione (ipotesi) | 600 + 800 + 150 | 1.550 € |
| Vuoti e morosità (ipotesi, 5 % del canone) | 9.600 × 5 % | 480 € |
| Reddito netto dopo imposte | 9.600 − 2.016 − 1.068 − 1.550 − 480 | 4.486 € |
| Rendimento netto sul costo totale | 4.486 / 237.456 | 1,89 % |
| Reddito netto prima della cedolare (per la capitalizzazione) | 9.600 − 1.068 − 1.550 − 480 | 6.502 € |
| Valore da reddito al 3 % | 6.502 / 0,03 | 216.700 € |
Il lordo del 4,4 % è diventato un netto dell'1,9 %, e il valore da reddito con un tasso del 3 % sta poco sotto il prezzo pagato: l'acquisto è a prezzo pieno, non un affare. Con la cedolare al 10 % di un contratto concordato il netto salirebbe di circa 1.000 € l'anno2, a fronte di un canone più basso da verificare sull'accordo territoriale.
Con il mutuo il quadro peggiora. Finanziando il 78 % del prezzo8, cioè 171.600 €, a 25 anni e al 3,35 %1, la rata è di circa 845 € al mese, 10.144 € l'anno, di cui circa 5.700 € di interessi nel primo anno. Il capitale proprio è di 65.856 € (48.400 € di prezzo non finanziato più 17.456 € di costi). Il canone da solo, 9.600 €, non copre la rata; dopo imposte e spese mancano circa 5.650 € l'anno, che il proprietario versa di tasca propria, in cambio di circa 4.400 € di capitale rimborsato. Il rendimento sul capitale proprio è (4.486 − 5.700) ÷ 65.856, cioè circa −1,8 %: la leva distrugge valore perché il netto (1,9 %) è sotto il tasso (3,35 %). Ciò che può salvare il conto è la rivalutazione: al ritmo del 4,0 % annuo misurato dall'ISTAT9 l'appartamento guadagnerebbe circa 8.800 € in un anno, non realizzati e non garantiti. Chi compra con questi numeri sta scommettendo sui prezzi, non investendo in canoni, e deve saperlo.
Canone stimato e rendimento lordo nel report CheckValue
Per un proprietario o un piccolo investitore il report CheckValue risolve il problema del denominatore e quello del numeratore insieme. Il valore dell'immobile compare come intervallo con un punto centrale, e accanto c'è una stima del canone e il rendimento lordo corrispondente: è il rapporto della prima riga della tabella, calcolato sul valore di oggi e non sul prezzo pagato anni fa, che è il numero corretto per decidere se tenere. La sezione sui costi di proprietà stima le voci ricorrenti per l'indirizzo e mette quindi sul tavolo le righe che portano dal lordo al netto, con le fonti numerate.
Quel che il report non sa: quale regime fiscale sceglierà, se ha un mutuo e a che tasso, chi sarà l'inquilino. Il passaggio al netto resta un calcolo Suo, e il report è un'analisi con fonti, non una perizia. L'anteprima si vede gratuitamente prima di pagare; chi gestisce più unità e vuole gli stessi numeri per ogni indirizzo trova le formule per professionisti nella pagina dei prezzi e, per un intero portafoglio, la guida su come valutare più unità con numeri coerenti.
Usare il rendimento per decidere: comprare, tenere o vendere
Tre decisioni, tre confronti.
- Comprare. Il netto sul costo totale contro il tasso del mutuo (3,35 % di media nel 20251) se compra a debito, e contro ciò che lo stesso capitale renderebbe altrove se compra in contanti. Se il netto non supera il costo del denaro, l'acquisto regge solo sull'aspettativa di rivalutazione, che l'ISTAT misura al 4,0 % annuo nel secondo trimestre 20269 ma che nessuno garantisce per i prossimi dieci.
- Tenere. Il rendimento sul valore attuale, non sul prezzo storico: un appartamento che rende il 6 % su quanto costò vent'anni fa può rendere il 3 % su quanto vale oggi, e quel 3 % è ciò che Lei sta rinunciando a incassare vendendo. Il confronto completo tra i due scenari, con i costi di vendita, è nella guida su vendere o affittare casa.
- Vendere. Il valore da reddito al tasso che gli investitori della zona accettano, confrontato con il valore di mercato che i comparabili sostengono: se il secondo supera il primo di molto, il mercato paga la casa più di quanto valga come investimento, ed è il momento in cui un proprietario che ragiona da investitore vende.
Il conto che ho visto sbagliare più spesso, a Tenerife come in Austria, non riguardava la cedolare o l'IMU: riguardava il denominatore. Chi possiede un appartamento da vent'anni calcola il rendimento sul prezzo pagato allora e si sente ricco; rifatto sul valore di oggi, quel numero spesso non batte il tasso di un mutuo. È lì che comincia la vera decisione tra tenere e vendere.
Questa è un'informazione generale, non una consulenza legale o fiscale. Aliquote e dati riportano l'anno di riferimento delle fonti citate; per il caso concreto restano il commercialista e il notaio.
Domande frequenti
Come si calcola il rendimento di un immobile in affitto?
Il rendimento lordo si ottiene dividendo il canone annuo per il prezzo, in percentuale: 9.600 € di canone su 220.000 € fanno il 4,4 %. Il rendimento netto toglie dal canone la cedolare secca o l'IRPEF, l'IMU, le spese che restano al proprietario, la manutenzione e i mesi vuoti, e divide il risultato per il costo totale, cioè prezzo più imposte d'acquisto, notaio e agenzia. Il netto è il numero da confrontare con il tasso del mutuo.
Qual è la differenza tra rendimento lordo e netto?
Il lordo confronta il canone pieno con il solo prezzo; il netto conta tutto ciò che sta tra il canone e il denaro che Le resta. In Italia le voci più pesanti sono la cedolare secca al 21 % (10 % sul concordato), l'IMU sulla seconda casa con aliquota base dello 0,86 % e fino all'1,06 %, e all'acquisto il registro al 9 % calcolato sul valore catastale. Su un bilocale da 220.000 € affittato a 800 € al mese, il lordo del 4,4 % scende a un netto sotto il 2 %.
Quanto rende un immobile in affitto in Italia?
Il canone annuo medio delle nuove locazioni nel 2025 è stato di 79 €/m². Rapportato ai prezzi medi delle città, il lordo cambia molto: a Roma il canone medio dei contratti ordinari di lungo periodo (162,2 €/m²) vale il 5,6 % del prezzo medio per metro quadro delle abitazioni compravendute, a Milano (206 €/m²) il 3,8 %. Sono rapporti tra medie cittadine, non rendimenti di un immobile: dove i prezzi sono alti il lordo è più basso.
Qual è un buon rendimento da affitto?
Quello che, al netto di imposte, spese e vuoti, supera con margine il costo del denaro e ripaga il rischio di un inquilino moroso o di un rilascio lungo. Nel 2025 il tasso medio iniziale dei mutui casa è stato del 3,35 %: un netto sotto quella soglia significa che un acquisto a debito distrugge valore, e che senza debito si accetta un rendimento da obbligazione con il lavoro e il rischio di un immobile.
Come si calcola il rendimento netto dopo cedolare secca e IMU?
Dal canone annuo si toglie la cedolare, 21 % del canone (10 % per il concordato), e l'IMU, che si calcola moltiplicando la rendita catastale rivalutata del 5 % per 160 e applicando l'aliquota del Comune, tra lo 0,86 % di base e l'1,06 %. Poi si sottraggono spese condominiali non addebitabili al conduttore, amministratore, manutenzione, assicurazione e una quota per sfitto e morosità. Il risultato si divide per prezzo più imposte d'acquisto, notaio e agenzia.
Cos'è il tasso di capitalizzazione?
È il rapporto tra il reddito netto annuo di un immobile e il suo valore, e i tecnici lo usano al contrario, nel metodo del reddito: valore = reddito netto diviso tasso. Con 6.500 € di reddito netto un tasso del 3 % dà un valore di circa 217.000 €, uno del 2,5 % circa 260.000 €. La scelta del tasso pesa più di qualunque altro dato, e va giustificata con i rendimenti che gli investitori accettano davvero nella zona.
Il rendimento va calcolato sul prezzo di acquisto o sul valore attuale?
Dipende dalla decisione. Per giudicare un acquisto conta il prezzo che sta per pagare, con tutte le imposte e i costi. Per decidere se tenere un immobile già posseduto conta il valore attuale, perché è il capitale che potrebbe liberare vendendo: un appartamento comprato a 150.000 € che oggi vale 260.000 € e rende 9.600 € l'anno non rende il 6,4 %, ma il 3,7 % lordo sul capitale che Lei sta effettivamente lasciando investito.
Conviene comprare per affittare nel 2026?
Non esiste una risposta valida per tutti, e questa guida non è una consulenza finanziaria. I dati da mettere in fila sono pubblici: canoni medi OMI, prezzi medi, tasso dei mutui al 3,35 %, cedolare, IMU, imposte d'acquisto, e l'aumento dei prezzi del 4,0 % annuo misurato dall'ISTAT nel secondo trimestre 2026, da tenere separato dal rendimento da canone. Se il netto non supera il costo del debito, l'acquisto regge solo sull'attesa di rivalutazione.
Questo articolo è un’informazione generale e non costituisce consulenza legale, fiscale o di investimento. Cifre e regole riportano l’anno di pubblicazione; per la versione vigente consulti la fonte citata.
Fonti
- 1statisticsRapporto Immobiliare 2026, il settore residenzialeAgenzia delle Entrate, Osservatorio del Mercato Immobiliare · 2026Nuove locazioni 2025: canone annuo medio 79 €/m², superficie media 84 m²; contratti ordinari di lungo periodo Roma 162,2 €/m² e Milano 206 €/m² (Tabella 54); fatturato medio per abitazione compravenduta Roma 270.200 € su 93,6 m², Milano 439.700 € su 80,5 m²; mutui 2025: tasso medio iniziale 3,35 %, durata media 25,6 anni, rata media circa 650 €, capitale medio circa 141.000 €.agenziaentrate.gov.it ↗
- 2officialCedolare seccaAgenzia delle Entrate · 2026Imposta sostitutiva del 21 % sul canone annuo pattuito, 10 % per i contratti a canone concordato; sostituisce IRPEF, addizionali, imposta di registro e di bollo; chi la sceglie rinuncia all'aggiornamento del canone, compresa la variazione ISTAT.agenziaentrate.gov.it ↗
- 3officialImposta municipale propria (IMU), disciplina del tributo: aliquoteMinistero dell'Economia e delle Finanze, Dipartimento delle Finanze · 2026Per i fabbricati diversi dall'abitazione principale l'aliquota di base è dello 0,86 %, che il Comune può aumentare fino all'1,06 % (art. 1, comma 754, L. 160/2019).finanze.gov.it ↗
- 4officialImposta municipale propria (IMU), disciplina del tributo: base imponibileMinistero dell'Economia e delle Finanze, Dipartimento delle Finanze · 2026Per i fabbricati del gruppo A (esclusa la categoria A/10) la base imponibile è la rendita catastale rivalutata del 5 % moltiplicata per 160 (art. 1, comma 745, L. 160/2019).finanze.gov.it ↗
- 5lawLegge 27 dicembre 2019, n. 160, art. 1, commi 738 e seguenti (IMU)Normattiva · 2019Disciplina dell'IMU: presupposto, base imponibile con i moltiplicatori catastali e aliquote di base e massime rimesse ai Comuni.normattiva.it ↗
- 6officialL'acquisto di una casa: le imposteAgenzia delle Entrate · 2026Acquisto da privato senza benefici prima casa: imposta di registro del 9 % (minimo 1.000 €), ipotecaria 50 € e catastale 50 €; con il prezzo-valore la base è la rendita rivalutata del 5 % per 120, su richiesta dell'acquirente persona fisica.agenziaentrate.gov.it ↗
- 7lawLegge 9 dicembre 1998, n. 431, disciplina delle locazioni abitativeNormattiva · 1998Contratti a canone libero di quattro anni più quattro e a canone concordato di tre anni più due; durate e vincoli che determinano la rigidità del reddito da locazione.normattiva.it ↗
- 8statisticsSondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia, 2° trimestre 2026Banca d'Italia · 2026Nel secondo trimestre 2026 il 63,1 % degli acquisti intermediati dalle agenzie è stato finanziato con mutuo, il rapporto tra prestito e valore dell'immobile è stato del 78,2 % e lo sconto medio sul prezzo richiesto del 7,1 %.bancaditalia.it ↗
- 9statisticsPrezzi delle abitazioni (dati provvisori), II trimestre 2026ISTAT · 2026Indice dei prezzi delle abitazioni +4,0 % sull'anno e +1,7 % sul trimestre nel secondo trimestre 2026.istat.it ↗





